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Riflessioni sul libro Un lavoro perfetto

2022-01-18 15:16

Roberta

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Riflessioni sul libro Un lavoro perfetto

I libri che emanano Luce e che fanno vibrare il cuore.

 

 

 

 

Il Libro perfetto per un lavoro perfetto

 

 

 

 

 

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“Ora che ci rifletto, mi rendo conto che la questione non riguarda una solo professione specifica: chiunque può sentirsi così, con la voglia di scappare da un lavoro in cui un tempo credeva, di allontanarsi da un percorso quando capisce che non è più quello giusto da seguire”

tratto da  “Un lavoro perfetto” di Tsumura Kikuko. Talento emergente nel panorama letterario giapponese che ha già ricevuto importanti e prestigiosi riconoscimenti come i premi letterari Akutagawa e Noma, oltre al PEN/Robert J. Dau.

Quante volte ci siamo sentiti così?

E quante volte ci ripromettiamo che non ci vogliamo più far coinvolgere se non per lo stretto necessario per far bene il proprio lavoro?

 

Un libro che mi è stato regalato da una cliente quando ha saputo che mi sono licenziata dal negozio di estetica avanzata per cui lavoravo come Spa Manager….

Da una persona come lei sapevo che il libro era ricco di uno o più significati, con una morale che mi avrebbe sicuramente fatto riflettere se non rispecchiato…

 

Forse l’aspettativa, forse perché trovo difficile ambientarmi nella cultura giapponese, l’ho letto con difficoltà, ma continuando a dirmi che, prima o poi, avrei capito il significato di questo dono.

Come, però, spesso mi accade può rimanere indifferente la pressoché totalità del libro e poi basta una frase e capisco perché quello specifico libro è arrivato a me.

 

Non voglio spoilerarlo (vi invito a leggerlo), ma mi ha fatto veramente riflettere su quello che sono stati gli ultimi anni della mia vita nel campo del lavoro e della ricerca di un lavoro (la protagonista cerca tutt’altro rispetto a quello che volevo io).

 

Il mio bisogno disperato di potermi mantenere, ma la sensazione di non avere la forza di affrontare cose complicate o con ambienti subdoli e il mio ritorno alle origini, al mio primo lavoro anzi addirittura alla mia scelta scolastica che mi ha portato al diploma; il tutto accettando tutto quello che mi si proponeva di fare, imparando ad ascoltarmi sempre di più, ma nello stesso tempo a capire che è impossibile non riuscire a farmi coinvolgere.

 

Seguendo la protagonista mi verrebbe da consigliarle dei fiori di Bach per l’accettazione, per aiutarla nel cambiamento e nel lasciare andare o nel non farsi coinvolgere; magari, anche qualche seduta di cromopuntura per non arrivare all’esaurimento, che l’ha fatta licenziare dal suo lavoro tanto amato prima, quanto odiato quando si è sentita esausta .

 

Sicuramente è un libro che mi ha dato vari spunti di riflessione e varie morali.

 

La prima su tutte, che un po’ ho già accennato, è che ogni libro arriva al momento giusto per darci una spinta in più, una conferma, un appiglio.

Di conseguenza, non smettete di leggere un libro perché non si presenta come pensavate, ma lasciate scorrere le pagine fino alla fine e forse proprio a quel punto scoprire il suo valore.

Parla chi sul comodino ha 8 libri iniziati e che non riesce a portare a termine… diciamo che però sono tutti in stand by… magari un giorno vi scriverò anche le mie impressioni su quelli.

 

Il vero focus, su cui voglio soffermarmi e che mi sta dando spunti per il mio lavoro di ricercatrice e studiosa, sono le credenze limitanti che ci fanno arrivare all’esaurimento fisico e psicologico, piuttosto che sentirsi liberi di cambiare, di rallentare, di accettare che noi siamo “diversi” da quella persona che ha intrapreso quella carriera, che ha scelto quella scuola.

Quanti di voi non hanno sentito quella vocina che le diceva: “ma che fai ? Lasci un lavoro sicuro solo perché non hai voglia di relazionarti con dei capi capre?” oppure  “Ma non pensi ai soldi? Nessun lavoro ò perfetto quindi stringi i denti e fai a testa bassa” (per poi scoprire che sei al limite del mobbing) o ancora: “Lasci il posto fisso per una tua attività?! di questi tempi?!

 

Vi sta risuonando?

Vi ci rispecchiate? Eh già….

 

Non sto però parlando di persone, pigre, indolenti e fannullone che non si mantengono i lavori, perché hanno ben altri problemi di relazione e che sono da spronare in altro senso e andare a capire che tipo di educazione o mancanze abbiano avuto.

 

Tante cose possono intercorrere da quando pensiamo che un certo tipo di lavoro è quello che vorremo fare per il resto della vita o ancor più nello specifico, magari non è il lavoro in sé che ci stanca, ma è l’ambiente intorno a noi, è quel particolare posto di lavoro che ci sta esaurendo, facendoci perdere l’entusiasmo per la nostra vocazione/professione.

Mettiamoci anche che ci sono situazioni di vita che possono spegnerci, distrarci, farci crescere e che quindi trasformano la nostra vibrazione o ologramma, il nostro modo di interporci e di comunicare, che non ci fanno più accettare ciò che è sempre stato “giusto” per noi… ed è proprio in questi tumulti interiori che le credenze limitanti ci fanno ammalare, perché spesso i sensi di colpa, le incertezze finanziarie, il “cosa dirà la famiglia”, ci portano a continuare a stare in un posto che non è più fatto per il nostro nuovo noi e che alla lunga logora.

 

Quando mi hanno licenziata, ero stanca da tanto tempo del mio lavoro, stavo seguendo corsi olistici già da 3 anni e mi stavo diplomando in cromopuntura, ma io non accettavo, per ovvi motivi esistenziali, il non poter più far parte di quel mondo, a tal punto che mi sono ammalata di polmonite prima e poi di infezioni ai reni.

Avevo compromesso la mia libertà di espressione e stavo manifestando sintomatologicamente tutte le mie paure.

 

Ogni lavoro che ho affrontato dopo è stato al contempo, una ricerca di me stessa e di chi volevo essere, una guarigione e anche un accrescimento.

 

“Bisogna imparare ad accettare gli alti e bassi, e avere la forza di affrontare sfide sempre nuove, perché così è la vita…”

Abbiate un sano pizzico di coraggio e fatevi aiutare a vedere le cose nella corretta prospettiva, o dandogli il giusto valore senza farvi attanagliare dai condizionamenti.

 

Sono convinta che l’accrescimento non finirà mai… e, grazie alle avventure della protagonista, ora ho trovato il modo di far convivere la mia parte ricercatrice, creativa, dedita al benessere con quelle più razionale, logica di contabile quale sono.

 

Una dualità che mi piacerebbe approfondire con voi nel mio prossimo articolo e che la cromopuntura mi ha aiutato a integrare e far comunicare.

 

Una lettura consigliata per chi vuole sentirsi meno in colpa e scoprire che, anche se si vogliono lavori tranquilli dove non si vuole farsi coinvolgere, questo non è possibile e tutto è un arricchimento e un pezzo di vita…

 

 

Un lavoro perfetto di Tsumura Kikuko Ed. Marsilio Romanzi

 

Un abbraccio di Luce

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